8.6 Gradi di separazione di Giulia Scomazzon

La fine di una lunga e turbolenta relazione e un'inattesa battuta d'arresto spingono Alice, insegnante poco più che trentenne, ad affrontare il problema del suo decennale abuso di alcolici. Intraprende così un percorso discontinuo e disilluso tra psicologi, psichiatri, Alcolisti Anonimi, Servizi territoriali per le Dipendenze e lavoro agricolo, ma nulla sembra convincerla della necessità esistenziale di scegliere la sobrietà. Sempre più sola, scivola a poco a poco nelle rodate logiche della provincia veneta in cui vive e che credeva di detestare: la lealtà a un lavoro che la frustra e una socialità sostenuta dal rito compulsivo degli aperitivi. Più Alice si impegna nella negazione ironica della sua dipendenza, più gli spazi della sua quotidianità la confinano. Casa, scuola, supermercato dove rifornirsi di alcolici, bar e ancora casa le offrono un riparo a costo, però, della sua invisibilità. Fin quando la speranza (o forse l'illusione) di un nuovo inizio metterà in dubbio la sua vocazione alla scomparsa.
Dopo La paura ferisce come un coltello arrugginito, il suo acclamato memoir d'esordio, Giulia Scomazzon scrive il romanzo lancinante e coinvolgente di una donna inquieta che osserva il mondo dalle retrovie.
Recensione
Quello di Giulia Scomazzon è un romanzo penetrante che per la sua intensità obbliga chi legge ad entrare quasi letteralmente nel corpo della protagonista per osservare, da un punto di vista angusto, una dipendenza che costringe a camminare in un labirinto dal quale non c'è ne fretta di uscire perchè forse manca quella motivazione convincente per farlo.
Alice è insegnante precaria, di mestiere alcolizzata e impegnata in un rapporto disingannato dove non c'è violenza ma solo commiserazione, una pietà mascherata da umiliazione che rende tossica una relazione dove ognuno cerca a modo suo un "sedativo" contro quel mondo ostile: da questa unione solo il distacco renderà necessario un confronto obbligato per capire e comprendere, per accettare quello che mancava ma soprattutto per assecondare una crisi d'identità dove non c'è ribellione ma solo volontà di arrendersi.
Quella di Alice è una "moralità" che prende voce, che non grida e non chiede redenzione ma che desidera solo attenzione per quella sua dipendenza raccontata nelle varie fasi, con disperazione ma sempre e soprattutto con una lucida ironia utilizzata dall'autrice non solo per mascherare il dolore ma anche per evitare un facile sentimentalismo, che avrebbe ostacolato il distacco da una protagonista che, nell'onestà narrativa, ha bisogno solo delle sue forze perchè forse è più facile ( e anche più onesto) restare distanti.
L'autrice con uno stile crudo ma sempre sincero riesce ad allontanarsi dal rimpianto privandosi del giudizio in una storia dove la disillusione nei confronti della tristezza prende forma nell'immobilità della vergogna che, come un ancora di salvezza, offre una resa sarcastica nelle parole di una protagonista che non si sente vittima, che parla in maniera quasi sadica per ferire e per recuperare il controllo prima di piegarsi al decadimento.
Il romanzo di Giulia Scomazzon (a cui vanno i miei complimenti sinceri) non è un racconto sulla dipendenza ma un'attenta introspezione psicologica che, con una prosa graffiante e a tratti "disturbante", in un percorso tra tragedia e ironia raggiunge un equilibrio perfetto solo nel momento in cui si smette di fingere di star bene.
Lasciandosi sopraffare da un mostro che non va combattuto ma abbracciato, come elemento utile per sospendere la sofferenza, la protagonista riesce ad isolare quella vergogna, troppo grande per conviverci, figlia di una caduta fisica e morale che riesce indirettamente a mettere in fallo anche una società distratta e forse complice in un processo dove mancano le risposte e dove solo il disordine riesce a dettare il ritmo per restituire dignità alla protagonista.

Giulia Scomazzon è nata a Vicenza nel 1987. Ha un dottorato in Letterature e Media e nel 2021 ha pubblicato il saggio sul "true crime" Crimine, colpa e testimonianza (Mimesis). Nel 2023 con nottetempo ha pubblicato La paura ferisce come un coltello arrugginito (vincitore del Premio Bagutta Opera Prima).
