Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia di Michele Ruol

Nella storia di Madre e di Padre ci sono degli avvenimenti che determinano un prima e un dopo. La nascita di Maggiore e poi quella di Minore, ad esempio, o l'incidente che li coinvolge, ma anche episodi apparentemente marginali dirottano le loro esistenze, come le nostre: delle mani che si sfiorano per caso e poi si trattengono appena più del dovuto, o l'apertura casuale di una chat altrui. In questo esordio luminoso e contundente, Michele Ruol ci conduce nell'intimità dei suoi personaggi attraverso le impronte lasciate sugli oggetti della casa in cui abitavano, riuscendo a farci continuamente ricredere sull'idea che ci siamo fatti su ciascuno di loro e forse anche su quella che abbiamo di noi stessi.
Recensione
"Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia" di Michele Ruol è l'esperimento (decisamente ben riuscito) di anestetizzare un dolore attraverso la rievocazione di un mondo perduto con ogni singola piccola cosa che ha lasciato un segno significativo, mediante la descrizione di oggetti che strutturano una narrazione meccanica e incorporea che conduce il lettore in un percorso tra passato e presente.
99 oggetti descritti in maniera asettica, quasi innaturale, con una superficialità che testimonia la volontà di rincorrere una vita stravolta e il bisogno di allontanarsi per poter riacquistare, in maniera indifferente, il contatto con una realtà che forse non si percepisce perchè ovattata dallo stordimento di un lutto improvviso.
Smarrimento e confusione dominano una narrazione contaminata dal silenzio, sviluppata da un autore che, tramite capitoli brevi e una scelta lessicale algida, riesce a creare un ritmo ipnotico che coinvolge e allo stesso tempo estranea la ragione per capire meglio un esistenza dettata dal caso.
La scelta poi di non utilizzare nomi di battesimo per i protagonisti testimonia la scelta di focalizzare tutto solo sulla tragedia accaduta senza correre il rischio di appesantire emotivamente una storia che, con facilità, in questo frangente poteva risultare pietosa e poco stimolante agli occhi del lettore.
Pagina dopo pagina nella mente di chi legge riecheggia l'eco degli oggetti passati in rassegna, uno dopo l'altro, riunendosi tutti alla fine in una catarsi "innaturale" di un ricordo dove, estraniandosi da una cronicità precisa, si erge una sofferenza che da personale diventa universale, immagini dove emerge Speranza e Rinascita dalle ceneri di un incendio emozionale.
Un esordio toccante quello di Michele Ruol ( a cui vanno i miei complimenti ) per un romanzo che nella sua originalità racconta un dolore profondo da un punto di vista diverso lasciando agli oggetti il compito di parlare e al silenzio quello di ricordare un lutto che, seppur ricostruito con materialità, lascia spazio all'autore per creare emotività quando riesce a distaccarsi (anche momentaneamente) da una forza che, soffocando i sentimenti, condannava al ricordo.

Michele Ruol, di professione medico anestesista, scrive per il teatro e ha pubblicato racconti sulle riviste letterarie Inutile ed Effe – Periodico di Altre Narratività, oltre che in raccolte a più voci, come L'amore ai tempi dell'apocalisse (Galaad), a cura di Paolo Zardi, e Il Veneto del futuro (Marsilio), a cura di Alessandro Zangrando. Il testo Betulla, prodotto dal Piccolo Teatro di Milano per il podcast Abbecedario per il mondo nuovo, è stato pubblicato nel libro omonimo edito da Il Saggiatore. Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia è il suo esordio come autore di narrativa.
