Oppure il Diavolo di Luca Tosi

Ci sono disgrazie nella vita che possono imbastardirti l'anima e i pensieri: Natale ne ha avute almeno due, una madre manesca e insofferente e vivere a Poggio Berni, frazione di molte dicerie e pochi abitanti – riuscirà a metterseli contro tutti e a escogitare poi vendetta. È lui stesso a raccontarci questa storia dalle conseguenze impreviste e dai desideri indecifrabili, con una voce ironica che sa mostrarci il mondo e i sentimenti come non abbiamo mai pensato possano essere. Con questo personaggio in bilico tra la rovina e il riscatto Luca Tosi rivela le ferite del pregiudizio, i suoi effetti. E se qualcosa non torna, ci dev'essere lo zampino del demonio, c'è da scommetterci.
Recensione
"Oppure il Diavolo" di Luca Tosi è un romanzo breve che, tra nostalgia e rammarico, interroga sulla capacità salvifica permettendo di guardare in faccia quella parte negativa di noi per far luce su quello che non va, mascherando tutto attraverso un umorismo che, più che crudele, risulta pietoso nei confronti di un dolore riversato in una prosa quasi "molesta", corrotta dalla rabbia che lacera l'imperfezione per stimolarla ad essere spunto per domande, intuizioni e tentativi che porteranno però il protagonista solo a compiacersi a metà.
In una vita ai margini, senza affetto e avvelenata da un odio covato in una casa di silenzi e rimpianti, l'allontanamento dalla provincia è forse l'unico modo per riconoscersi, per imparare a distinguere quella parte nascosta nella piega di un quotidiano che impediva libertà trasformando il Senso di colpa in un Riscatto consumato giorno dopo giorno nella Vendetta, togliendo forza al cambiamento, per scavare nel profondo ricercando la causa di quella incapacità affettiva vissuta con indifferenza e guardata con sterilità.
La capacità stilistica dell'autore permette di fondere pensiero e sofferenza in un dialogo sempre alla ricerca di concretezza, nell'incertezza che porta il protagonista al bisogno di capire se veramente esisteva quel confine tra bene e male, imprigionato tra desiderio e immaginazione, nell'empatia di una violenza fisica e morale di un contesto che diventa specchio di una società che non si ferma a capire quello che non comprende.
L'uso del dialetto nel romanzo è per l'autore uno strumento utile non solo per realizzare l'identità caratteriale del protagonista ma anche per far fronte all'esigenza di creare un linguaggio "intellettivo" in una narrazione "inaffidabile" dove venire a capo di troncature e smarrimenti che derivano dal contrasto tra senso di colpa e rivalsa nell'ossessivo tentativo di vivere quel bisogno.
Nel romanzo la difficoltà nei rapporti sociali si amplifica nel protagonista attraverso l'empatia verso sentimenti contrastanti dai quali tenta di sfuggire senza un esigenza troppo concreta anche nella sfera sentimentale dove l'autore abilmente mette in discussione quella componente maschile che, insieme alla moralità, riflette la crisi di una generazione che (nello specifico) nel romanzo viene privata di un punto di riferimento.
Tanti complimenti sinceri a Luca Tosi che conferma tutte le sue capacità stilistiche costruendo un romanzo che interroga il lettore sulle possibili alternative percorribili in un esistenza dove non si riesce ad essere appagati, nella tristezza di intenti mancati dove aggrapparsi al ricordo non sempre aiuta a ritrovare quel conflitto interiore che va combattuto con il Bene ma anche nel Male per ricominciare da capo e capire davvero da che parte stare.
Luca Tosi (Cesena, 1990) attualmente vive a Bologna. Ha esordito nel 2022 con Ragazza senza prefazione, finalista al Premio pop. Suoi racconti sono apparsi su antologie e riviste, fra cui «Futura» (newsletter del «Corriere della Sera»), «minima&moralia» e «Snaporaz». Collabora alla selezione dei racconti di «'tina», rivista diretta da Matteo B. Bianchi. Oppure il diavolo è il suo secondo romanzo.
